Carriera Professionale? Dipendende dalla vostra employability

Come possiamo trovare la rotta giusta in questo mare agitato che è diventato il mondo del lavoro, dove ciascuno di noi ha dovuto, suo malgrado, imparare a navigare?

Per tenere la testa fuori dall’acqua, non bisogna aspettare di essere già sotto la cresta dell’onda per affrontare quella successiva.

Quando tutti gli indicatori tradizionali dei modelli economici incominciano ad indicare il rosso, è arrivato il momento di smettere di ragionare in termini di crisi e iniziare a ragionare sul cambiamento.

Molti cambiamenti profondi hanno già avuto luogo e la vita economica e sociale dei prossimi anni si annuncia estremamente instabile. Un vero e proprio mare in tempesta del mondo del lavoro che rischia di stravolgere tutto ciò che di standard conosciamo: i piani di carriera, la sicurezza, la gerarchia aziendale, la pensione….

Al centro di questo abisso nascerà un nuovo modello di azienda che genererà un mercato del lavoro ricompattato. I primi a capire e ad anticipare questa necessaria e salvatrice “business revolution” saranno i primi ad avvantaggiarsene. In questo nuovo e sfidante contesto bisognerà imparare ad agire quando tutti i segnali della nostra carriera saranno sul verde.

Per imparare a riconoscere il momento buono dobbiamo immaginare la vita professionale come una successione di cicli (esattamente come accade per i prodotti) e quindi imparare a posizionarci sopra queste curve: il segreto sta nell’iniziare una nuova curva prima di essere sulla fase discendente di quella precedente. Proprio come un’azienda che lancia un nuovo prodotto senza aspettare la fine di quello vecchio.

I cambiamenti e le evoluzioni devono intervenire nella fase A e non nella fase Bcome invece siamo abituati a pensare. Mi rendo conto che questo atteggiamento porta inevitabilmente a rimettersi spesso in discussione e so anche che non è mai facile. Rimane però – ne sono convinta – uno dei metodi migliori e più efficaci per garantire lacontinuità del proprio lavoro e l’evoluzione delle proprie competenze che, se sufficientemente avanzati, sono richieste quasi in ogni azienda.

Man mano che il nostro profilo evolve, è necessario ampliare il nostro sapere e abbandonare le attività obsolete.

Bisogna investire su se stessi per proteggere la carriera a lungo termine. Ricordatevi che il merito e le competenze saranno sempre più riconosciuti – e apprezzati – del titolo.

È indispensabile un vero e proprio cambiamento di approccio: nelle aziende tradizionali, ad esempio, veniva detto al dipendente quando era arrivato il momento di riciclarsi. Oggi spetta al singolo lavoratore capire quando – e come – è arrivato il momento di farlo e, soprattutto, di individuare i mezzi e le leve necessarie per valorizzare se stesso e la sua attività.

Questo implica non solo una formazione costante ma anche una buona conoscenza del mercato del lavoro e delle nuove opportunità create dalla tecnologia (i cosiddetti lavori digital).

Conviene allora mettere in piedi una specie di controllo della propriaimpiegabilità: bisogna seguire l’evolversi del proprio settore di appartenenza, capire se il mercato sta crescendo o è in contrazione, valutare le proprie aspettative e autoformarsi in modo costante durante tutta la vita professionale.

Bisogna sviluppare la propria rete di contatti e di attività parallele: l’attività lavorativa da dipendente garantisce la stabilità, ma l’attività di autoformazione contribuisce ad aumentare le possibilità di restare attivi fino all’ultimo, così come le attività di beneficenza aumentano la possibilità di accrescere il proprio networkpersonale anche fuori dal lavoro.

«Il perfezionamento di se stessi è la base fondamentale di tutti i progressi».

Confucius

Fonte: Inspirato da  «  les 7 secrets de ceux qui ne sont jamais au chômage » de Charles-Henri Dumon

La storia di Ryan Graves: ecco perché non bisogna mai accontentarsi

Più o meno fino a 6 anni fa, Ryan Graves detestava il suo lavoro. Oggi, è il responsabile Operation, a livello globale, di Uber ed è miliardario. 

Questa, in sintesi, è la storia che racconta Bill Murphy in un articolo di Inc. Noi possiamo farci ispirare e prenderla come modello per i grandi e piccoli cambiamenti della nostra vita. 

Nel 2008 Ryan Graves lavora, come IT Program Leader, in GE Health Care. Un lavoro che in quel periodo considera ingrato e che non gli permette di far evolvere la sua carriera. Nel 2009 la svolta: decide di cambiare lavoro, nonostante uno stipendio lordo annuo di 109 000 $.

Tenta la fortuna e prova ad entrare in una azienda che aveva sviluppato Foursquare, l’app – una delle sue preferite – che permette ai suoi utilizzatori di indicare dove si trovano attraverso un sistema di geo-localizzazione e suggerire posti da frequentare.

Sfortunatamente non viene assunto. Ma non abbandona l’idea di cambiare e, mentre continua a lavorare per GE, passa tutte le sue serate ed il suo tempo libero a convincere le persone ad utilizzare Foursquare e a caricare le informazioni. 

Ha sempre in testa un unico obiettivo: farsi assumere. Alla fine, riesce a convincere 30 nuovi clienti e ottiene, finalmente, il lavoro. Dovrà aiutare i fondatori di Foursquare a sviluppare e far crescere la società. 

Ha ottenuto il posto dei suoi sogni, ma non si ferma. Anzi. Continua a studiare, si informa e diventa un esperto di social. Interagisce senza sosta con gli utenti di Fousquare, non soltanto attraverso delle semplici connessioni social, ma creando una vera e propria piattaforma di collaborazione e scambio.

Nel 2010, il tweet della fortunaTravis Kalanick, il co-fondatore e Presidente di Uber, tweetta che è alla ricerca di persone per rinforzare il suo team.

Ryan Graves risponde a sua volta con un tweet molto semplice: «un consiglio: scrivetemi a graves.ryan@gmail.com»

Travis Kalanick lo contatta e Ryan Graves viene assunto come primo dipendente non-fondatore. Oggi è membro del comitato direttivo e ha un patrimonio di più di 1 miliardo di dollari.

Quella che vi ho raccontato non è solo una storia di successo, è più che altro un incoraggiamento a superare i nostri limiti, a perseverare sempre, a essere motivati e, soprattutto, a non mollare mai. 

E’ fondamentale avere un progetto professionale ben definito e fissarsi degli obiettivi chiari e concreti di crescita. In questo modo, con il tempo, impareremo ad essere tenaci e più motivati. Con un approccio al lavoro simile focalizzeremo meglio l’evoluzione del nostro percorso e svilupperemo competenze – personali ed umane – che ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi fissati. 

Non dimentichiamo che un approccio proattivo e positivo permette di generare opportunità :)

Source : Inc, Bill Murphy,

Il Sole 24 ORE – Francesca Contardi consiglia la facoltà universitaria

Ecco un’intervista di Alberto Magnani per il Sole 24 ORE all’interno della quale do qualche consiglio utile per scegliere la giusta facoltà universitaria.

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Sole 24 ore – Francesca Contardi

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8 consigli per una vita professionale di successo

Le 8 buone abitudini che vi garantiranno un vita professionale di successo

La maggior parte di noi passa più di 2000 ore in ufficio ogni anno. Questo significa che, ci piaccia o meno, trascorriamo una buona parte della nostra vita al lavoro, se non addirittura la maggior parte.

Se non siamo più soddisfatti di quello che facciamo o stiamo tentando di cercare un nuovo ambiente lavorativo, possiamo mettere in pratica questi otto consigli che ci aiuteranno ad avere il lavoro ideale

1 – Conoscere molto bene gli obiettivi di carriera:

Dovete essere certi di essere chiari con voi stessi sugli obiettivi professionali che volete raggiungere. Dichiarateli a voce alta. Scriveteli in modo chiaro e puntuale e appendeteli in un posto dove sia facile visualizzarli quotidianamente.

2- Gestire il vostro tempo:

Quando lavorate pianificate i vostri tempi. Evitate quello che non è necessario e che impedisce il raggiungimento dei vostri obiettivi. Se siete alla ricerca di un lavoro dovete prendere molto seriamente l’organizzazione dei tempi. Quanto tempo dedicate alla preparazione dei colloqui di lavoro, di persona o telefonici? Quanto tempo realmente dedicate alla ricerca di un lavoro? Pianificare correttamente l’agenda e l’utilizzo del tempo vi stimolerà e vi aiuterà ad essere più produttivi.

3 – Controllate che il vostro profilo “online”:

Cresce sempre di più il numero di selezionatori che utilizza i social per ricercare i propri talenti. Provate anche voi a fare questo esercizio: cercate sui motori di ricerca il vostro nome e verificate che il vostro profilo sia aggiornato e che non escano cose strane. 

4 – Siate flessibili:

I selezionatori cercano sempre talenti che si adattino allo “spirito della casa” . Le persone che accettano facilmente i cambiamenti sono spesso quelle che hanno uno sviluppo professionale più rapido e che salgono più velocemente i gradini della carriera.

5 – Arrivate 30 minuti prima:

Potete arrivare al lavoro giusto in tempo, senza perdere un minuto. Ma eccovi una buona abitudine da adottare: arrivate in ufficio 30 minuti prima per avere il tempo di pianificare i vostri appuntamenti e mettere nell’ordine giusto le attività da fare.Vi renderete rapidamente conto che le vostre giornate saranno più fluide e i vostri colleghi – e i vostri capi – potrebbero apprezzare la vostra organizzazione e capacità di anticipare gli impegni.

6 – Pensate a fare “networking”:

Anche se avete già un buon lavoro, non smettete mai di fare “networking” sia con i vostri colleghi , sia con i vostri amici, sia con le persone che frequentate per motivi professionali. Molte opportunità emergono più velocemente attraverso il passa parola rispetto ai normali canali di ricerca di occupazione. E’ un consiglio spesso ripetuto a tutti i dirigenti che si trovano a fare outplacement, ma che è valido per chiunque! 

7 – Prendete ispirazione dai vostri manager:

Non sbaglierete mai nel cercare il parere/consiglio di qualcuno che ha più esperienza di voi nel vostro settore. Potersi appoggiare – e farsi consigliare – a un manager esperto ha un valore inestimabile. Non si può re-inventare la ruota, ma può essere molto utile scoprire come qualcuno prima di voi ha affrontato situazioni complesse e che soluzioni ha adottato.

8- Non si finisce mai:

Non c’è mai una fine perfetta in una carriera, perché ci sarà sempre uno spazio per migliorare o apprendere qualcosa di nuovo. Una carriera non è una meta, ma un cammino pieno di opportunità professionali. Non smettere mai di imparare è una qualità che permette di aprirsi verso nuovi progetti e arricchire il proprio percorso in modo dinamico. 

Fonte : Inc- Article de Rhett Power : 10 Habits That Will Ensure Career Success

COLLOQUIO LAVORO – Come rispondere alla domanda “Qual è il suo difetto?”

Vi è mai capitato? Siete chiusi in una saletta, l‘incontro con il selezionatore è andato bene e siete abbastanza certi di aver fatto una buona impressione. Ma proprio nel momento in cui siete certi di averlo ammaliato, il selezionatore vi pone a tradimento la seguente domanda: “quale è il suo principale difetto?” .

Vi siete preparati a casa per fornire una risposta accettabile, ma – siamo sinceri – chiunque avrebbe preferito non doverlo fare. Effettivamente è una domanda che viene posta spesso per valutare sia la capacità di reazione del candidato, sia la propria autovalutazione.

Noi selezionatori ascoltiamo quasi sempre le stesse risposte: “sono un perfezionista” oppure “lavoro tanto” o “sono molto testardo“. Io vi consiglio di evitare di dare queste risposte, perché dimostrano che non avete riflettuto molto sulla risposta.

Vi propongo, allora, 4 strategie per rispondere in modo più efficace a questa domanda insidiosa e qualche esempio di ciò che forse è meglio non dire:

  • 1   Parlare di difetti senza collegarli alla posizione per cui vi siete candidati

Io suggerisco di menzionare i difetti che potrebbero avere un impatto minore sulla posizione che andrete a ricoprire. Questo dimostrerà che non siete perfetti, ma soprattutto che questo non andrà ad impattare sul lavoro.

  • 2   Evitare Generalizzazioni

Dovete assolutamente provare ad evitare qualsiasi tipo di generalizzazione. Ad esempio, dire solamente “sono un testardo” non basta, anzi rischia di essere controproducente. E’ preferibile, invece, trovare degli esempi concreti e positivi, in modo che la vostra forza di volontà – e non la vostra testardaggine che può essere negativa – vi ha permesso di superare le difficoltà incontrate o di raggiungere gli obiettivi prefissasti.

Dovete – in altre parole – dimostrare che non è un difetto costante, ma che si presenta solo in determinate situazioni.

  • 3  Ricondurre la conversazione sulle competenze richieste per la posizione.

Potete provare ad eludere la domanda dando una risposta più generica del tipo “tutti abbiamo delle qualità e dei difetti”, salvo poi  iniziare a spiegare quali sono le vostre qualità che meglio si adattano al posto di lavoro proposto.

Se vi mancano delle competenze per la posizione potete utilizzare il suggerimento di Bernard Marr, esperto francese di management, che consiglia di dire: “questa nuova posizione andrà a sviluppare delle nuove competenze come X, che fino ad ora non ho avuto l’opportunità a pieno di mettere a frutto nel mio lavoro. Imparo rapidamente e potrò concentrarmi sullo sviluppo di tutte le competenze richieste”.

Ma fate attenzione: se evitate la domanda il selezionatore potrebbe riproporvela.

  • 4 Parlate di difetti che avete superato o migliorato

Potrebbe essere utile non raccontare i difetti attuali, ma parlare piuttosto della vostra capacità a identificare i vostri difetti e come avete fatto per superarli o per migliorare certi tratti del vostro carattere.

Avete fatto dei corsi di formazione per sviluppare una competenza specifica? Avete cercato consigli di un mentor, di colleghi  o di un manager con maggiore esperienza? Avete semplicemente fatto uno sforzo per cancellare questo difetto? Raccontate al selezionatore cosa avete fatto e che risultati avete raggiunto.

  • 5 Evitate di elencare i seguenti difetti:

Abbiamo già detto dei soliti “sono un perfezionista” o “sono uno/a che lavora tanto” di seguito alcuni difetti che vi consiglio di non dire mai durante un colloquio di lavoro:

«non ho uno spirito di squadra»

« Non accetto facilmente le critiche»

«Di solito non prendo l’iniziativa o  faccio fatica a  lavorare in maniera indipendente»

E voi avete qualche consiglio da aggiungere sulla base della vostra esperienza?

 

Parzialmente inspirato da Business Insider UK, Jacquelyn Smith, 5 mars 2016

Le 10 migliori aziende dove lavorare in USA

Trovare il lavoro da sogno negli Stati Uniti, quello che ti propone contemporaneamente uno stipendio generoso, una opportunità professionale appassionante, e possibilmente una partecipazione ai profitti dell’azienda può essere sfida difficile e alquanto complessa.

Per aiutare gli americani la società PAYSCALE specializzata nella gestione di banche dati e Business Insider hanno classificato le aziende individuate nella  « 2015 Fortune List » in base alla soddisfazione degli impiegati rispetto al loro lavoro, al loro stato di stress, alla possibilità di avere un telelavoro e all’importanza dello stipendio.

Vi presento le prime 10 di questa fantastica lista:

1 – Google

Settore: Internet

Sede dell’Headquarter: Mountain View, California

Stipendio medio annuo: 140.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro : 86%

Google ha detronizzato la numero 1 della precedente lista, Facebook.

Google é mondialmente riconosciuta per i numerosi benefit a disposizione dei suoi dipendenti, dai buffet gratuiti e abbondanti , l’assistenza informatica 24/24 h , massaggi sul posto di lavoro, corsi di fitness …

2 – Bristol – Myers Squibb

Settore : Biopharma

Sede dell’Headquarter: New York

Stipendio medio annuo: 111.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro  : 78 %

3 – Symantec

Settore : Informatica

Sede dell’Headquarter: Mountain View , California

Stipendio medio annuo : 119.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro : 74 %

 4 – Southern CO.

Settore : Energia

Sede dell’Headquarter: Atlanta, Georgia

Stipendio medio annuo: 85.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro  : 88 %

5 – Facebook

Settore : Social

Sede dell’Headquarter: Menlo Park , California

Stipendio medio annuo: 135.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro  : 97%

6 – Johnson & Johnson

Settore: Medicale

Sede dell’Headquarter: New Brunswick, New Jersey

Stipendio medio annuo : 107.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro : 77 %

7 – BIOGEN

Settore: Biotecnologie

Sede dell’Headquarter: Cambridge, Massachusetts

Stipendio medio annuo : 93.400 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro : 70 %

8 – Chevron

Settore : Industria petrolifera

Sede dell’Headquarter : San Ramon, California

Stipendio medio annuo: 122.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro  : 81 %

9 – Microsoft

Settore : Informatica

Sede dell’Headquarter : Redmond, Washington

Stipendio medio annuo : 129.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro  : 70%

10 – Eli Lilly

Settore : Farmaceutica

Sede dell’Headquarter: Indianapolis, Indiana

Stipendio medio annuo : 102.000 $

Tasso di soddisfazione degli impiegati sul posto di lavoro  : 78%

Fonte : Business Insider – The 50 best companies to work for in America.

Da skipper a leader: intervista per “Storie” del TG2

Dalla mia intervista al TG2.

DA SKIPPER A LEADER.
Il passo è stato breve, racconta Francesca Contardi, l’unica italiana nell’elenco delle 100 donne che hanno rivoluzionato il mercato del lavoro. Oggi è docente di gestione delle carriere all’Università LIUC di Castellanza. Francesca Contardi è l’unica italiana a comparire nell’elenco delle 100 donne che nel mondo hanno rivoluzionato il mercato del lavoro. Nata a Napoli, oggi vive a Milano, dove insegna gestione delle carriere all’università. Ha una formazione internazionale e due master, ma la vera scuola –spiega- è stata fare la skipper per gli equipaggi di vela…Il nostro inviato Adriano Conte.

Motivazione sul lavoro? Meglio parlare di coinvolgimento

Sono sempre di più i manager che mi contattano per essere aiutati a capire quanto siano motivati i loro dipendenti

Io – in realtà – preferisco parlare di coinvolgimento e non di motivazione. Ma non si tratta di una semplice questione linguistica: è molto importante, infatti, sapere quale è il grado di coinvolgimento nelle varie attività quotidiane in ufficio. 

Tolti i casi estremi, ciascuno di noi avrà un grado di coinvolgimento differente nellvarie fasi della giornata lavorativa: è normale che ci siano momenti in cui siamo più coinvolti e altri in cui lo siamo molto meno. E molto del nostro grado di coinvolgimento dipenderà dall’obiettivo che vogliamo raggiungere mettendo in atto un determinato comportamento.

Bisogni e obiettivi. Nel parlare di obiettivi non possiamo non fare un passaggio obbligato sui bisogni che dobbiamo soddisfare. Senza scomodare Maslow e i suoi derivati, possiamo semplificare dicendo che abbiamo i bisogni del corpo, delle relazione e quelli della mente. Ed è proprio la mente che sta al centro di tutto. 

Facciamo un esempio concreto: ai miei studenti, durante una lezione, ho chiesto in quale attività sportiva si sentissero più coinvolti. Due dei miei talenti mi hanno risposto “quando gioco a calcio”. Visto lo scarso coinvolgimento del resto dei presenti, entrambi hanno manifestato una certa insofferenza. 

A questo punto alzato leggermente il tiro chiedendo, invece, quale fosse l’obiettivo per cui giocavano a calcio. Il primo mi ha risposto per divertirmi e per stare con gli altri, il secondo per la forma fisica. 

Due obiettivi ben diversi che si concretizzano in comportamenti diversi: se giochiamo a calcio per mantenerci in forma, prediligeremo l’attività aerobica e correremo su e giù per il campo per massimizzare l’esercizio. Nel secondo caso, invece, non ci concentreremo sul massimo sforzo possibile, ma cercheremo di divertirci il più possibile con gli altri. Due comportamenti diversi, dicevamo. Nessuno dei quali, però, può avere un basso grado di coinvolgimento. 

A cosa mi è servito questo esercizio? Semplice: ho dimostrato che lo stesso grado di coinvolgimento può portare ad obiettivi molto diversi tra loro. 

Da un punto di vista aziendale il grado di coinvolgimento delle persone andrebbe sondato molto ben, soprattutto quando abbiamo dei dubbi. Perché il rischio è di valutare gli altri con il nostro metodo di giudizio che non è detto sia quello del nostro interlocutore.

se avete tempo guardate questo video Motivazione

Casual o professional, come vestirsi al lavoro

La domanda del secolo, in fatto di abbigliamento, è: “come ci si veste al lavoro e, soprattutto, come ci si adegua al ruolo che si ricopre o all’ambiente?” Una mia amica risponderebbe altrettanto amleticamente con “dipende”.

In linea generale, per abbigliamento formale/professionale si intende giacca e cravatta per l’uomo e giacca con gonna o pantaloni per la donna.Quando io ho iniziato, giusto ieri, l’abbigliamento formale prevedeva solo il nero o il grigio, camicette accollate e scarpe chiuse, anche d’estate. Ricordo come se fosse stamattina quando una mia collega è stata rispedita a casa a cambiarsi la camicetta ritenuta troppo trasparente e provocante.

E oggi? E’ cambiato qualcosa? 

Probabilmente sì, ma ci sono 5 che secondo me restano sempre attuali e valide:

  1. Il luogo di lavoro è tale perché ci si lavora, non è un evento social

Anche se le statistiche dicono che la maggior parte delle coppie si crea sul posto di lavoro, tendenzialmente si va al lavoro per lavorare. E sulla base di questo presupposto l’abbigliamento dovrebbe essere adeguato. Gonne ad una altezza decente, pantaloni senza mutande in vista, colori che non siano un pugno nell’occhio. Potremmo definirle “regole di buon vivere“, ma che spesso vengono meno. Facendo colloqui mi è capitato di vedere un abbigliamento che io – personalmente – ho considerato fuori luogo. Troppo casual, troppo easy o friendly…più vicino ad una scampagnata con amici che a un incontro per un possibile lavoro.

Ci sono, ovviamente, delle eccezioni: in un’azienda del settore moda, giusto per farvi un esempio, chi si presenta in giacca e cravatta viene quasi allontanato. Ma l’ho detto, si tratta di un’eccezione perché il suo prodotto è casual, destinato ai giovani e lo spirito e la comunicazione dell’imprenditore sono tutte in questa direzione.

2. Alcuni luoghi di lavoro richiedono un abbigliamento leggermente più formale

Alcune aziende – in particolare quelle che operano nell’ambito bancario, finanziario o della consulenza – richiedono un abbigliamento formale, se non addirittura molto formale. Può succedere che chi non ha le cifre cucite sulla camicia venga considerato fuori posto. Ed ecco allora che, proprio in questi ambienti, vediamo spuntare cifre cucite ovunque – dal polsino al colletto – come vano tentativo di distinguersi dagli altri. Stesso discorso per i gemelli: più sono strani e particolari, più sono considerati in. Vero pure che per l’uomo che veste in giacca e cravatta non ci sono molte modi per evadere. Le cravatte, però, sono una possibilità di cambiamento. E su questo tema potremmo scrivere pagine e pagine. Ci sono quelle a fiori giganti, quelle con il topolino mini, quelle con cane alla rovescia o con l’elefante in bermuda a pois. Per non parlare delle bretelle, delle pochette e dei panciotti o i pullover da sottogiacca…

3. Alcuni ruoli permettono un abbigliamento un po’ più informale

Il mondo Digital e il mondo dell’ICT permettono un abbigliamento molto più informale. Anche se mi è capitato di vedere alcuni startupper vestiti di tutto punto con il completo gessato, queste realtà hanno, generalmente, un modo di porsi molto più friendly e unconventional. Le aziende che non hanno un contatto diretto con i clienti di solito permettono ai propri dipendenti di andare vestiti come desiderano. Il lavoro in remoto, infatti, permette di avere un approccio più rilassato. Attenzione però: potersi vestire come si vuole significa – o dovrebbe significare – avere un minimo di buon gusto e rispettare gli altri. Anche perché spesso il vestire casual viene interpretato come “mi prendete per come sono, anche se non mi lavo”.

4. Di solito ci si adegua all’ambiente pre-esistente

L’abbigliamento in ufficio, soprattutto quando si cambia lavoro, è uno degli aspetti da tenere in grande considerazione. Già durante i colloqui ci si dovrebbe rendere conto dello stile dell’azienda. Vedere per cinque volte solo gente vestita in giacca e cravatta, permetterà di dedurre abbastanza facilmente che l’ambiente richiede questo tipo di abbigliamento. Inutile continuare a presentarsi in t-shirt e infradito. Il discorso vale, naturalmente, anche per le donne. Ci sono signore che si ostinano a mettere tacchi da 12 anche quando devono salire sulle gru in un cantiere.

E’ opportuno ed utile verificare se la società applica ad esempio il Casual Fridayo ha specifiche per ruoli o funzioni. Fa un po’ parte della nostra intelligenza sociale capire e adeguarci all’ambiente se vogliamo lavorare proprio lì e in quel ruolo.

5. Se il ruolo è a contatto con terzi si cerca di essere il più neutrale possibile.

Ho ricevuto questo consiglio agli albori della mia carriera e credo che sia tanto semplice quanto utile. E’ innegabile: un abbigliamento con colori neutri e non sgargianti va bene sempre. E ancora, è possibile – con grande facilità – togliere giacca e cravatta se ci troviamo in un ambiente informale. Impossibile, invece, recuperare giacca o cravatta se ci troviamo, in t-shirt e infradito, in un ambiente super formale. Per le signore essere eleganti ma non sfarzose dovrebbe risultare più facile, basta non esagerare. E’ opportuno, inoltre, evitare di mettere in mostra simboli, tatuaggi o scritte prima di aver capito chi è il nostro interlocutore.

E’ un po’ come se io mi presentassi con un bel pendaglio con sopra scritto Forza Juve e di fronte a me trovassi un sostenitore accanito del Napoli…il rischio di iniziare con il piede sbagliato è estremamente elevato :)

Animali domestici in ufficio: perchè no?

Le aziende sono sempre più alla ricerca di sistemi economici per rendere le ore lavorative il meno stressante possibile. Nel corso del tempo gli uffici si sono popolati di sedute ergonomiche, di ampie vetrate stile acquario e hanno iniziato a introdurre il cosiddetto casual Friday.

E poi sono comparsi cucine sempre più ampie, zone ristoro, spazi fumatori e in alcuni fortunati casi anche palestre, asili nido o biblioteche.

Si tratta, però, di soluzioni che richiedono metri quadrati e che, soprattutto nelle grandi città, costano non poco.

Per questo motivo si cercano soluzioni “individuali”, a basso costo ma ad impatto elevatissimo. Ve ne cito qualcuna: yoga in ufficio, massaggio individuale alla scrivania, meditazione. Ed ora sempre più spesso si parla di aziende aperte agli animali da compagnia.

Come sempre, sono gli americani ad aver aperto la strada: alcuni grandi marchi hanno iniziato già qualche anno fa con i Pet Friday, durante i quali i dipendenti possono portare con loro i propri animali da compagnia.

Vista la difficoltà di socializzazione di alcune specie la casistica si riduce quasi sempre ai soli cani. Vi immaginate il gatto della vostra vicina di scrivania che litiga con l’iguana di un altro collega?

Prima di introdurre questa abitudine, è importante che l’azienda si dia delle regole e che le faccia rispettare.

Eccone 4, in generale:

  1. Definire quando – giorno e orari – è fattibile e chi può avere accesso al programma.
  2. Far portare in azienda solo gli animali in buono stato di salute e, preferibilmente, con tutte le vaccinazioni a posto.
  3. Valutare bene se ci sono dipendenti che hanno allergie o paure specifiche.
  4. Delimitare le zone di accesso agli animali nel rispetto dell’igiene generale.

All’interno degli uffici in cui sono stati portati gli animali, si sono registrati unaminore tensione nei gruppi di lavoro, una maggiore collaborazione tra colleghi e toni della voce più contenuti. Meno stress e più produttività,quindi.

Uno dei miei vecchi capi portava il suo labrador ogni tanto in ufficio, un altro, invece, ha permesso a me di portare il mio. E quando il mio cane è entrato per la prima volta è successa una cosa incredibile: il collega super burbero e mai garbato con nessuno lo ha visto, si è intenerito e dopo soli 5 minuti l’ho ritrovato per terra con il cane che gli saltava addosso. Mai vista una persona più felice. Dopo questo episodio, interagire con lui è diventato molto più semplice.

Oggi, quando lavoro da casa il mio cagnone è sempre sotto la mia scrivania e non potrei avere compagno migliore.