OGNI UFFICIO HA IL SUO OPPORTUNISTA

🚫 Ogni ufficio🏫 ha il suo “opportunista” : abilissimo a prendersi i meriti altrui ma non le proprie responsabilità.
 
E se si ha un pò di esperienza lo si riconosce subito.
In fase di selezione io di solito chiedo di raccontarmi casi di successo o di fallimento.
Tutti ne abbiamo 1️⃣ , a meno di non esserci sempre nascosti o aver fatto i “paraculi” come dice Enrico Pedretti. Ne parlo nel articolo di Anna Zinola sul Trovalavoro di Oggi in edicola con il Corriere della Sera.
 
E voi ne avete mai trovati o affrontati nel vostro percorso e se si , come ⁉️
 
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Corriere opportunista

Gli aspetti «soft» di un trasferimento all’estero: primo problema, la famiglia

Mi trova un lavoro negli USA ?

sa mi piacerebbe tanto andare a vivere fuori dall’Italia . Quante volte lo avete pensato ?

io da recruiter l’ho sentito dire molte volte, ma lo spostamento non è cosi facile soprattutto per la famiglia. Anche per le aziende a volte spostare un dipendente sembra sempre una grande opportunità, ma a volte non si considera l’impatto che si causa sulla famiglia. Che resta comunque una enorme area di confort . Parlo della mia esperienza che sto facendo oggi in USA sul Il Sole 24 Ore :

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Il talento del futuro ora lavora da casa

0_YoS7JWhSyxNlIfX-Per me gennaio 2020 è stata un’esperienza professionale e personale fortificante. Da circa 30 giorni, il mio personalissimo mito sono diventati le donne 👩‍💼o gli uomini👨‍💼 che lavorano in remoto da casa🏠, che sono mamme/papà e che soprattutto non hanno nessun aiuto a casa. Ma proprio nessuno: non valgono nonni, zii o parenti nell’arco di 30 km.

Altro che amministratori delegati o capi aziende. Sono questi i veri talenti da prendere come esempio. Io, durante tutto il mese, ho fatto l’imprenditore, il direttore generale, il selezionatore e il commerciale. Ma anche la cuoca👩‍🍳, la dog sitter🐕, la donna delle pulizie 🧹, l’insegnante di matematica e di inglese, la mamma a fine giornata . E ancora l’autista🚖 e il supporto morale in caso di bisogno. Ah dimenticavo, anche l’IT manager e l’innovation manager della mia società.

Ecco, questa è la vita che ho fatto in un mese di lavoro in remoto (o smart working)📱 e senza nessun aiuto in casa. Bisogna sfatare il mito che se si fa smart working si lavora meno, anzi! Lavorare in remoto da casa vuol dire, che tolto il cane🐕 che si presenta a ora di pranzo per pretendere di essere sfamato o magari il postino📬 che lascia pacchi e posta, significa essere da soli. Noi e il computer💻.

Nessuno con cui prendere il caffè , nessuno che chiede spiegazioni su fantomatici progetti, nessuna riunione 👨‍🏫di quelle che durano ore e ore per risolvere problemi inutili, nessun capo che chiede previsioni di budget💰per i prossimi 1000 anni. Nulla di tutto ciò. Si deve solo lavorare, lavorare e lavorare senza nessuna, ma nessuna davvero, delle suddette distrazioni.

E’ vero, ogni tanto si fa qualche pausa😌. Ma al primo momento di distrazione, ti può assalire il desiderio irrefrenabile di attivare “Roomba” per togliere la polvere e tutto va liscio finché questo non si blocca da qualche parte e inizia una caccia al tesoro e tocca, una volta trovato, fare manutenzione ordinaria👨‍🔧 e, in qualche caso, anche straordinaria. E poi, a metà mattinata non vuoi mettere a scongelare la carne 🍖per evitare di mangiare l’ennesima pizza surgelata della settimana con il rischio che il figlio, giustamente, chiami il Telefono Azzurro ☎️📞? O ancora, perché non avviare la lavatrice, la lavastoviglie o la macchina del pane? Nessuna reale pausa caffè, dunque. Perché tanto sei da sola, con chi vuoi parlare dell’ultimo vestito comprato o del casino successo alla collega?! 

E in più il rischio di sentirsi in colpa per essere a casa, forse ancora con il pigiama 😫, mentre il resto del mondo è in mezzo al traffico🛑 è sempre dietro l’angolo.

Quindi per ricapitolare, chi lavora da casa svolge più lavori contemporaneamente. Diventa un planner eccezionale, con una capacità di lateral thinking notevole. E’ tecnologicamente all’avanguardia con doti al bisogno di meccanica avanzata e di elettronica ultima generazione. E’ capace, spesso, di guidare in condizioni estreme con timing ristretti e clientela complessa. Svolge analisi strategica delle problematiche e ricerca soluzioni a più basso costo e nel minor tempo possibile. E soprattutto non si distrae mai dall’obiettivo da portare a casa a qualunque costo!
Ma voi uno così non lo assumereste subito? Io sicuramente, senza pensarci un attimo!

 

6 cose da esportare e 3 da importare tra Usa e Italia

Oramai sono 6️⃣ mesi che faccio su e giù tra un continente e l’altro🛩✈. E sono parecchie le cose che si possono portare dall’Italia agli USA e viceversa.

In particolare ci sono alcune cose che sto vedendo e che mi piacciono:

1) Il latte va a galloni, non c’è verso di prendere quantità al di sotto del fantomatico mezzo gallone, cioè quasi due litri. Questo significa che se hai un figlio solo, puoi non comprare latte 🥛🐄 per almeno due 2️⃣ settimane. Gianni Morandi negli Stati Uniti sarebbe andato in bianco aspettando la sua bella.

2) le previsioni meteo ☁️🌡ci azzeccano. L’altro giorno sole pazzesco e tiepida. Mi arriva un’allerta neve❄ e nebbia sul cellulare. Frequenti suoni fortissimi per almeno 1 minuto. Chiaramente mi sono fatta una risata, ma testimone un candidato con cui stavo facendo un colloquio, nel giro di 20 minuti tutto è diventato bianco ☁️e ha nevicato ☃️a manetta. 30 minuti dopo tutto finito.

3) le fontanelle dell’acqua 🚰 potabile sono ovunque. L’acqua potabile è dappertutto e in tutti i bagni – pubblici e non – ci sono fontanelle dove riempire le borracce. Di fatto solo chi è distratto e non ha con sé un contenitore è costretto a comprare l’acqua in bottiglie di plastica 🧴. Da questo punto di vista sono più green ♻️ di noi.

4) Essere senior 🧓di età da un punto di vista lavorativo non è un dramma. Anzi oggi potrebbe essere un vantaggio‼. Perché qui di pensione vera e propria come la intendiamo noi non si parla. Per cui chiunque sia abile e arruolato è una risorsa per il mercato del lavoro.

5) Non si è giudicati per il lavoro che si fa, o almeno sembra così. Da noi, invece, la prima domanda che viene posta quando si incontra una persona è “che lavoro fai?”. E sulla risposta, in genere, viene poi tarato tutto il resto.

6) L’abito 👗👚 non fa il monaco. Come nel caso precedente, anche senza le scarpe firmate o i gemelli ai polsini la competenza viene davvero considerata un valore. Chi è competente viene ascoltato.

Visto dall’altro lato devo dire che:

1) il Malpensa Express 🚉 a confronto con alcuni loro treni è lusso estremo. Per non parlare dell’alta velocità. Abituata a fare Milano – Torino o Milano – Bologna a qualunque ora e con prezzi assolutamente accettabili, qui prendere un treno è un investimento. Siamo una spanna sopra :)

2) Nutella 🌰= ribellione. Non avrei mai pensato che la Nutella potesse essere considerata sovversiva. La scelgono i giovani in contrasto con i genitori americani che sono addicted al burro di arachidi 🥜. Nota positiva: si trova più o meno ovunque. E a breve importeremo i Nutella Biscuits che si vendono a quasi 20 dollari al pacco….😳

3) L’oro del nuovo decennio è il Parmigiano 🧀. Mai visti tanti italiani imbarcare forme di parmigiano come se non ci fosse un domani. All’inizio pensavo fossi io, con la mia melanconia italiana. Invece ho scoperto che tra Italia 🇮🇹e USA 🇺🇲c’è un traffico di parmigiano pazzesco‼‼‼

Voi avete esperienze simili o diverse da aggiungere a questa lista ?

Italia-Usa

Lo spazio come luogo di lavoro normale?

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Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di ascoltare l’intervento del Generale Vittori, un astronauta con 3 missioni nello spazio. Ha raccontato alcune cose di sé, ma soprattutto ci ha fatto riflettere sul ruolo che lo spazio potrebbe avere, per tutti noi, in futuro. Tra tutte, forse la cosa che mi ha colpita di più è il fatto che, secondo lui, nel futuro (e neanche troppo lontano) lo spazio potrebbe diventare un luogo di lavoro normale.

E’ un’affermazione certamente forte, soprattutto mentre sulle nostre teste il Comandante Astronauta Luca Parmitano passeggia nello spazio. Ed è una cosa che tutti noi, almeno in questo momento, consideriamo eccezionale. Oggi per noi umani lo spazio rappresenta una fortissima evoluzione della tecnologia, nuove operation a livelli complessi, ma anche crescita dell’economia con l’arrivo dei privati che avrà un impatto determinante. Ma soprattutto lo spazio rappresenta il futuro del nostro pianeta.

Perché? Perché due risorse per noi fondamentali come l’acqua e l’atmosfera stanno finendo e, per forza di cose, dobbiamo andare a cercare nuove fonti al di fuori della terra.

Vivremo sulla Luna o su Marte? La NASA e molti scienziati italiani, tra cui la Professoressa Veronica Bindi (anche lei testimone all’evento) stanno già lavorando alla ricerca dei materiali migliori che possano proteggere l’uomo della radiazioni. La professoressa Bindi, in particolare, ha presentato alcuni esempi di moduli molto simili agli Igloo all’interno dei quali è possibile immaginare una vita nello spazio.

Ma il mestiere di astronauta sarà la normalità? Il Generale ha raccontato che, per quanto ci si possa allenare ore e ore in piscina, a terra, nelle apparecchiature ad hoc, nulla equivale all’esperienza diretta di stare nello spazio: quei 9 minuti necessari per arrivare nello spazio sono, a detta sua, qualcosa di veloce, di cui forse neanche ci si accorge, almeno fino al momento in cui tutti i motori si spengono, si sganciano e c’è un silenzio surreale al di fuori dell’atmosfera terrestre. Quando si entra nell’ISS, poi, ci si deve abituare a fluttuare senza peso. Nello spazio il grande problema è dormire e lui, ha spiegato, si aggancia tra due contenitori di acqua per sentire pressione.

E’ una situazione che richiede apprendimento costante, occorre elaborare immediatamente la disconnessione tra quello che si vede e quello che si sente, perché vista e udito non sono sincronizzate. E’ quasi come ritornare all’infanzia, quando si deve imparare tutto da zero.

Visto in questo modo il lavoro dell’astronauta non sembra proprio una cosa normale e lo spazio non si potrebbe definire un ambiente non proprio comodo. Ma c’è una cosa fondamentale, nella corsa verso lo spazio e in generale nella vita lavorativa di ciascuno di noi: la creatività unita all’innovazione. Un binomio che ha portato imprenditori come Elon Musk o Richard Branson al centro del dibattito perché sono stati capaci di creare nuovi soluzioni tecnologiche o nuovi modi di lavorare. La ricerca di nuove soluzioni ha sempre più spesso anche fini commerciali.

Quale sarà il primo insediamento umano? Probabilmente una stazione di rifornimento di metano o idrogeno, perché portarlo dalla Luna costerà meno che portarlo dall’Australia verso gli Stati Uniti.

Da manager di Banca d’affari a Insegnante di matematica, voi lo fareste?

Settimana scorsa per motivi personali ho avuto la possibilità di conoscere due professionisti le cui storie mi hanno abbastanza colpito.

Uno ha lavorato per Morgan Stanley e oggi insegna matematica ai bambini delle medie, e l’altro ha fatto il pediatra e il ricercatore per 22 anni e ora insegna scienze.
Due storie diverse, due profili con competenze che aziende blasonate e non, vorrebbero a bordo , eppure loro hanno scelto altro. E non hanno fatto scelte comuni come quella di aprire  un B&B o diventare chef o darsi al coaching e alla consulenza che va tanto di moda, ma hanno scelto di entrare nella scuola ed insegnare.
Chiaramente la mia prima domanda è stata , è se lo avessero fatto in Italia ? sarebbe stato possibile ? ma soprattutto sarebbe stato accettato socialmente ? perché la percezione che noi abbiamo del nostro sistema scolastico è di vecchio, mal pagato , un lavoro di ripiego , e chi lo fa non è quasi mai portatore sano di innovazione.
Basta pensare all’utilizzo dell’informatica. Da noi i programmi ministeriali prevedono che i bambini a 9 anni sappiano usare word, quando loro oramai utilizzano meglio di noi PC e tecnologia varia e nessuno si pone la domanda se va bene per il loro futuro.
Il maestro di matematica e quello di scienze ci hanno invece detto che secondo loro i libri di testo sono vecchi, non riescono a stare al passo con le innovazioni e preferiscono creare il programma con quello che di volta in volta serve alla classe. Come una azienda si adatta all’evoluzione del mercato, loro adattano il contenuto delle loro lezioni.
Altra riflessione che mi è sorta è legata al cambio di percorso professionale in età anagrafiche diverse. L’uno con circa 10 anni di esperienza alle spalle , ha comunque deciso che insegnare poteva essere piu soddisfacente che restare nel mondo delle banche d’affari, l’altro si è messo in pensione anticipata per poter avere altri 20 anni di età lavorativa soddisfacente. Entrambi hanno trovato una azienda che ha permesso loro di farlo. con i titoli giusti e la preparazione necessaria ça vas sans dire.
Mi sono posta la domanda , quante aziende in Italia assumerebbero un professionista con una esperienza completamente diversa e gli darebbero la possibilità di cimentarsi in un mondo nuovo ( premesso che sia capace di farlo)? probabilmente poche , ma forse le persone disposte a fare uno switch cosi netto non credo ce ne sarebbero tante. Ma magari mi sbaglio e abbiamo in pancia un sacco di mancati insegnanti che oggi fanno tutt’altro ma che in fondo ritornerebbero a scuola a restituire un pò del mondo vissuto
Confesso che sono uscita affascinata dall’incontro e soprattutto con una voglia pazzesca di tornare sui banchi. C’era energia, passione e molta concretezza nelle loro parole , si vedeva che arrivano dal mondo “reale” , dove si sa  cosa vuol dire confrontarsi con gli altri, affrontare sfide e problematiche.
E ammetto anche che ho molto rivalutato la scelta di un fantastico ingegnere meccanico , che da giovane lavorava con le motociclette ,che avrebbe potuto fare quello che voleva in azienda ma che un giorno ha scelto di dedicarsi alla scuola ed ora insegna ai ragazzi di un ITIS a Nord di Milano.
Forse questa potrebbe essere una soluzione per fare reskilling di risorse preziose che il mercato intorno ai 50 anni tende a mettere ai margini e per i ragazzi di accelerare il loro processo di avvicinamento al mondo esterno.
uscire dalla zona di confort

Le tradizioni e il 19 settembre 😇 #newlifeinusa

Ho sempre avuto un occhio alle tradizioni forse perché, essendo emigrata da Napoli e dal sud ormai tanti anni fa, le tradizioni – soprattutto quelle culinarie – mi fanno restare agganciata al passato e alle storie. Il cibo 😋per noi italiani è un argomento assolutamente intoccabile. E siamo talmente fissati che gli stranieri hanno paura di cucinare italiano, perché tanto non andrebbe bene. Una mia amica americana cucina Pakistano pur di tenersi lontana mille miglia dal nostro modo di cucinare 😂. Io non so cucinare, ma adoro mangiare e capire le storie che ci sono dietro ai piatti 🍝

In USA 🇺🇲 la festa di San Gennaro è super sentita, in particolar modo a New York dove addirittura c’è una settimana di festeggiamenti in onore del santo. Tutto, naturalmente, all’insegna del cibo💥

E noi, da buoni emigranti 🇮🇹 nella terra della speranza☘️, ci siamo portati dietro un quadro di San Gennaro della bravissima Rosaria Roxy Bosso meglio nota come Roxy in the Box che ora fa bella figura di sé negli USA .

In questi giorni, nella mia testa continuava a frullare una domanda: è possibile che non associo nessun cibo a San Gennaro😕 Ma nessuno nessuno Facendo qualche ricerca, ho scoperto che esistono i biscotti di San Gennaro 🍪🍪 che sembra venissero fatti dalle suore dell’ospedale di San Gennaro in onore del Santo per darlo agli ammalati. Dolci morbidi per chi non aveva i denti con dentro la marmellata per rappresentare il Vesuvio e l’eruzione che fu fermata dalla statua del santo.

A Napoli 🌋 una pasticceria storica sembra abbia ripreso a farli. Io leggendo sul web ho trovato una ricetta per apprendisti stregoni/casalinghe disperate e ho provato a cimentarmi! In attesa che si compia il famoso miracolo, il 19 settembre. Un miracolo che non è vero, non ci credo…ma non si può mai sape’‼️
#otygoestophilly🐕 #changelife #storiediordinariafollia #nuovipuntidivistasan gennaro

Mamma voglio tornare in Italia #newlifeinUSA

prima o poi doveva succedere, e ieri è successo. Usciti dal 4 giorno di scuola effettivo è scoppiata la bomba💥.
Perché spostare un bambino in giro per il mondo, a meno che non abbia fatto prima scuole internazionali, comporta un salto triplo carpiato in avanti.
Cambia la lingua 1️⃣, cambiano i compagni 2️⃣ ma soprattutto i programmi.
E ieri ci siamo imbattuti nella costruzione di un atomo 👨‍🔬, nei protoni, neutroni ed elettroni come se fossero cose normali per un bambino della 5 elementare, con l’aggiunta della lingua inglese !!!
Ecco, neanche io mi ricordavo, peggio se poi i compiti sono in inglese..per cui Santo Subito Google Traslate che ci da una mano , abbiamo provato a mettere insieme i famosi “homework”.📘📗📕
Per non parlare dei fantastici Locker..tutti abbiamo visto i film americani con questi bellissimi armadietti dove dentro ci tieni il mondo 🌎. Ecco primo giorno di scuola 🏣viene dato il Locker che si apre come una cassaforte, un giro a destra , una sinistra, e una destra e TACCC…clamorosamente non si apre…e ci vuole la chiave, una banalissima chiave…Tutti i ragazzini di qui si ricordano come un incubo l’apertura dei Locker…neanche fosse una interrogazione di scienze sugli atomi 😂😂😂

Deborah Cannon/American-Statesman Students at Hudson Bend Middle School crowd up to their lockers before classes start for the new school year on Monday, August 18, 2003.

Un millenial speciale: Gregorio Paltrinieri

Ieri sera ho ascoltato un millenial speciale: Gregorio Paltrinieri , pluricampione Italiano di nuoto a un evento del CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario e mi hanno colpito 4 sue affermazioni:

1) Per fare una cosa bene ci vuole tanta passione

2) Sono il tipo più curioso che conosco, ho voglia di imparare sempre

3) Mi piace far fatica e devo dare tutto me stesso per sentirmi appagato

4) Buttarsi in acqua alle 7 è uno strazio, ma lo faccio perchè quando gareggio mi sento vivo.

Classe 1994. Indipendentemente dall’età che hai se vuoi riuscire devi avere passione, voglia di apprendere, fare fatica e farlo perchè hai un obiettivo.

2016 Rio Olympics - Swimming - Victory Ceremony - Men's 1500m Freestyle Victory Ceremony - Olympic Aquatics Stadium - Rio de Janeiro, Brazil - 13/08/2016. Gold medallist Gregorio Paltrinieri (ITA) of Italy poses with his medal.     REUTERS/Dominic Ebenbichler  FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS.
2016 Rio Olympics – Swimming – Victory Ceremony – Men’s 1500m Freestyle Victory Ceremony – Olympic Aquatics Stadium – Rio de Janeiro, Brazil – 13/08/2016. Gold medallist Gregorio Paltrinieri (ITA) of Italy poses with his medal. REUTERS/Dominic Ebenbichler FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS.

 

Referendum per dichiarare disciplina olimpica il km lanciato in aeroporto

Ebbene sì, ho deciso di lanciare e sostenere un referendum per trasformare quell’attività che coinvolge migliaia di lavoratori ogni settimana.
Atleti di altissimo livello che spesso, per lavoro, sono costretti a fare lo stesso tragitto diretti verso mete straniere.
Si riconoscono subito: abito scuro perché deve reggere almeno 14 ore, tacco basso – massimo 5 cm – per le donne e sguardo cattivo che si guarda intorno con fare famelico. E sono quelli che si siedono sempre allo stesso posto del treno, all’andata e al ritorno. Sono sempre avanti e conoscono i tempi a memoria: sanno quando scendere e conoscono le stazioni intermedie solo dal rumore dell’ apertura porte.

Sono quelli con la testa bassa sul telefono, musica nelle orecchie e dita veloci nel tentativo di smaltire il lavoro prima di partire. Sono quelli che al rientro in Italia si riconoscono perché in aereo sono nelle prime file, con bagagliaio a mano e leggero. Sono quelli che non si fanno intenerire dalle vecchiette, veri caterpillar mascherati da simpatiche nonnine, che pur di passare per prime ti menano colpi bassi. Sono i primi davanti alla porta del bus che secondo accurati calcoli sarà esattamente di fronte alla porta degli arrivi. Perché secondo la radice quadrata di 123456789 l’autobus si fermerà esattamente li.

Quelli come me che vanno in paesi extra UE hanno anche la sorpresa del controllo a sorpresa. Quello meglio conosciuto come controllo carogna, con due soli metaldetector per 200 passeggeri, che se passi per ultimo vedi la luce quando ormai Malpensa chiude i battenti, quando ormai è rimasto solo un inserviente che con fare sconsolato ti guarda come per dire “ancora qui stai?” 
Sono dei triatleti, davvero:
  • Presa del taxi o della metro all’ultimo minuto utile, per dormire 10 minuti in più;
  • Salita sul treno nei 30 secondi prima della chiusura delle porte;
  • Salita o discesa dall’aereo nel minimo accettabile senza mandare all’ospedale nessun compagno di viaggio, senza rompere la valigia o le scarpe e riuscendo ad arrivare ai controlli con un sorriso e un buongiorno.
Sono quelli che con estrema soddisfazione dicono che il  tempo di commuting casa-ufficio è di 4 ore 58 minuti e 37 secondi. E sono migliorati di 10 minuti!!!